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mercoledì 12 dicembre 2012

UVA FRAGOLA VINO FRAGOLINO

Alcune viti del Nord America, nei pressi del Lago Ontario ai confini col Canada, non risentivano degli attacchi parassitari ed erano molto resistenti al freddo. In realtà erano viti selvatiche e i loro piccoli grappoli di uva non erano neanche adatti alla vinificazione. Queste viti appartenevano alla specie americana -Vitis Labrusca, Riparia, Rupretris,ecc.- e non alla specie europea -Vitis Vinifera-. Si sperimentarono incroci tra le viti selvatiche americane e le viti europee, le piante vennero coltivate con le conoscenze acquisite -adeguate potature, sostegni in legno, concimazioni appropriate etc.- e si notò che da tutto ciò si ottenevano buoni risultati: piante con grappoli di uva adatti alla vinificazione ed un vino piacevole e molto apprezzato. Il famoso “Fragolino da Uva Fragola”. Una di queste viti era chiamata “Isabella”: gli studiosi hanno riconosciuto questo vitigno come un incrocio spontaneo tra la Vitis Vinifera europea e la Vitis Labrusca americana, quindi un incrocio tra due specie diverse e per questo più genericamente definito “Ibrido Produttore Diretto”. Detta anche uva Americana, Raisin, de Cassis e, in alcune zone del Beneventano, uva napoletana, il vino ottenuto da questa uva ha un gradevole odore e sapore di fragola, da qui il nome “vino fragola”. Altro vitigno di questa macrofamiglia è il Clinton, anche questo di origine americana e della stessa zona: il nome deriva dalla città di Clinton nello Iowa. E’ stato l’Ibrido Produttore Diretto più noto e più diffuso in Veneto e Friuli. Dalle sue uve si ottiene un vino rosso molto gradevole. Una volta era diffuso in varie zone d’ Europa, ora quasi scomparso, è tuttavia ricordato dai suoi estimatori. Questo vitigno è un incrocio tra la Vitis Labrusca e la Vitis Riparia: quindi di origine americana. Il problema grosso di questi vitigni è che le loro uve durante la vinificazione si arricchiscono di “Alcool Metilico” superiore alla norma prevista dalla legislazione italiana; questa sostanza assunta in grandi quantità crea problemi al nervo ottico e alla retina. Il vino, molto particolare, ha un colore rosso violaceo intenso, un profumo fruttato e un inconfondibile sapore che ricorda la fragola. La gradazione è molto bassa, come anche la conservabilità. La produzione di questi vini è proibita in tutta la Comunità Europea salvo nel caso di produzione familiare -questo non esclude ovviamente la possibilità di regalarlo a persone estranee alla famiglia-. E’ difficile, ma a volte si trovano delle bottiglie di fragolino in commercio. Se vi capitano tra le mani attenzione: il suo colore intensissimo oltre ad un alone scuro in bottiglie e bicchieri, sulle tovaglie lascia macchie che non vanno via! Bibliografia: http://www.earmi.it Edoardo Mori

lunedì 5 novembre 2012

Perchè non bere vini giovani?

I vini da invecchiamento sono pochi e devono essere studiati e programmati per questo scopo. I vitigni adatti a produrre vini da invechiare li troviamo in quasi tutte le regioni italiane. Ne citiamo alcune: Piemonte, Lombardia-Valtellina con il vitigno Nebbiolo e il vino Barolo; Trentino vitigno Pinot nero e il vino Pinot nero; Veneto dove troviamo l'Amarone e il Valpolicella prodotti con i vitigni autoctoni Corvina, Rondinella e Molinara; Toscana, vitigno Sangiovese, il più coltivato in Italia, da cui si producono diverse tipologie di vini, come il Brunello di montalcino e il Chianti, entrambi adatti all'invecchiamento; in Umbria il Sagrantino, nome usato sia per il vino che per il vitigno; in Abruzzo abbiamo il Montepulciano come vitigno e nome del vino;in Campania abbiamo il vitigno Aglianico con il vino Taurasi; la Puglia ha il vitigno Primitivo che produce il vino Primitivo di Manduria;la Basilicata dove dal vitigno Aglianico abbiamo il vino Aglianico del Vulture; infine la Sardegna che dal vitigno Cannonau da l'omonimo vino Cannonao. Nella conservazione bisogna stare attenti alla luce, alla temperatura,che deve essere quanto più costante possibile,e all'ossigeno che è molto dannoso: questi, infatti, sono solo alcuni elementi che compromettono la conservazione del vino. La materia prima del vino è naturalmente l'uva ed esistono alcune sue caratteristiche, sue componenti e alcuni fattori che conferiscono al vino la possibilità di maturare nel tempo (invecchiamento). Componenti importantissimi sono i polifenoli, cioè i tannini contenuti nelle bucce e nei vinaccioli,naturalmente acquisiti dal vino, che tipicamente subisce una maturazione più o meno lunga in contenitori di legno (botti, barriques, fusti, tini). La qualità dei tannini è molto importante: infatti queste molecole più si legano(polimerizzano)per formare lunghe catene, più il tannino si affina riducendo le sensazioni ruvide e astringenti tipiche di un vino immaturo. Proprio questo è il fenomeno che avviene durante il processo di un invecchiamento. Ulteriori componenti importanti ai fini dell'invecchiamento sono gli antociani: un abbondante apporto di queste molecole conferisce al vino un colore intenso, mantenendo nel lungo tempo una buona tonalità di colore,contribuisce alla vivacità dei toni e delle sfumature. Altri fattori che nella trasformazione danno stabilità al vino sono gli zuccheri e gli acidi: una buona acidità, nel lungo invecchiamento, serve a mantenere il vino fresco e vivace. E' utile sapere che di solito, i colori rosso granato e aranciato, con tonalità spenta,indicano che il vino ha già subito una degradazione o un'ossidazione e quindi va consumato subito. Generalmente il vino va consumato nel momento in cui viene immesso sul mercato dai produttori: ciò significa che,sia esso giovane o maturo,il produttore presenta nel mercato un prodotto pronto per essere apprezzato al meglio delle sue caratteristiche. Relativamente al vino maturo, è lo stesso produttore a provvedere all'invecchiamento e all'affinamento, anche per alcuni anni, nelle sue cantine, rispettando normative legislative e opportuni disciplinari. Certo, chiunque puo acquistare delle bottiglie e conservarle nella propria cantina, ma dopo alcuni anni quanti potrebbero bere del buon vino? Esistono davvero pochissime etichette che il consumatore può invecchiare in autonomia,prodotti da poche cantine, con specifiche caratteristiche, lavorazioni enologiche precise che consentono al vino di sopportare questo lungo e bellissimo viaggio di sapori e, fortunatamente, sono sempre meno le persone che insistono sull'invecchiamento del vino "naive". bibliografia: vitigni Italiani, calderini edagricole. Di wine Taste; guida vino altro consumo.